Progetto preliminare

ARTE POLLINO

Una opportunità di sviluppo culturale, sociale ed economico per un territorio

Senise 26.10.2007


Premessa
Dopo quasi quindici anni dall'istituzione del Parco Nazionale alcuni abitanti del Pollino iniziano a chiedersi: "Stiamo meglio adesso? Cosa abbiamo guadagnato e cosa abbiamo perso?" . La stessa proposizione di simili domande segnala che non tutto è andato per il verso giusto, che molte attese sono state disilluse, che alcune potenzialità sono rimaste inespresse che non tutti i valori presenti sul territorio sono diventati risorse utili per lo sviluppo.

Data questa premessa appare utile interrogarsi ancora oggi su cosa dovrebbe essere un parco naturale: una riserva nella quale tutelare l'ambiente considerando gli abitanti come uno dei tanti fenomeni naturali che si trovano all'interno dell'area protetta? Una biosfera di vetro nella quale è chiuso un pezzo di paesaggio da conservare integralmente, così com'è, per le prossime generazioni, abbandonando tutto il resto del territorio al degrado? E' tuttavia davvero "naturale" pensare ad un luogo immutabile nel tempo?

Poiché la vita è soggetta alle leggi della termodinamica, la trasformazione è un elemento costitutivo della natura tanto che perfino la crosta terrestre, l'elemento più stabile a cui ci si possa riferire sul nostro pianeta, è soggetta a continui cambiamenti. Il verbo "trasformare" non può per questo essere sempre e solo sinonimo di "degradare". Trasformare un territorio può anche voler dire migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti favorendo processi di sviluppo sostenibili nel rispetto delle antiche regole insediative, dei cicli ecologici, dei valori ambientali e paesaggistici. Se non vogliamo condannare le prossime generazioni a pagare le conseguenze delle nostre azioni è anzi necessario scoprire nuovi modi alternativi per realizzare uno sviluppo virtuoso che sia in grado di rendere armoniche le azioni umane con i cicli naturali.

I parchi dovrebbero essere dunque soprattutto luoghi di sperimentazione; non più fortezze assediate ai margini dal mondo "normale" ma laboratori di avanguardia dove proporre sistemi efficaci che possono essere riconosciuti come buone pratiche da applicare anche al di fuori dei confini del parco. Sono questi argomenti attuali ovunque nel mondo poiché le risorse naturali, ormai non più solo il petrolio ma la stessa acqua, sono sempre più scarse e compromesse e gli stessi equilibri climatici sono stati duramente messi alla prova. Sviluppando un nuovo approccio a questi problemi le aree naturalistiche protette possono divenire luoghi centrali. Qui può essere sperimentato un nuovo modello di vita che abbandoni la logica del consumo e della dissipazione delle risorse, tipica della città contemporanea, e scelga la via di uno sviluppo sostenibile che, senza dimenticare l'esigenza umana di vivere pienamente in linea con il progresso contemporaneo, sia in grado di valorizzare il contesto ambientale rurale riproducendone e potenziandone le risorse non solo naturali ma anche storiche, culturali, sociali. Il Pollino oggi ha dunque più che mai l'opportunità di proporsi come il nodo di collegamento tra i ritmi pulsanti delle città e quelli lenti degli ambiti rurali, tra il contesto locale e le reti lunghe globali. Ma, considerando gli insuccessi fin qui registrati, da dove iniziare?

L'arte, e specialmente l'arte contemporanea di grande qualità, negli ultimi decenni ha fatto propri questi temi e ricerca di per sé un equilibrio difficile tra il bello e la vita di tutti i giorni. Attingendo al potente e misterioso mondo dei simboli, l'arte è in grado indicare alcune soluzioni, di spingere in avanti alcune riflessioni, di farci intravedere scampoli di questa nuova utopia. Non a caso un'opera d'arte contemporanea collocata in uno spazio pubblico di una piccola comunità, anche se non immediatamente comprensibile a tutti, diviene presto un simbolo di cambiamento, di innovazione, di raffinatezza o anche di scontro in grado di suscitare una discussione e di sviluppare elementi di approfondimento capaci di far crescere culturalmente l'intera comunità e di metterla in contatto anche fisicamente con un contesto internazionale che produrrà nuove esperienze e nuove idee. Gli artisti che saranno chiamati ad interpretare la realtà del Pollino potranno diventare elementi di innovazione e, con la propria sensibilità e con la capacità peculiare di comunicare oltre le barriere culturali e temporali, potranno consentire a quanti vivono in questo magnifico territorio di collegare la propria esistenza agli eventi che si svolgono a scala globale.

Partendo dall'opera di artisti abituati a muoversi in un contesto internazionale e che agiranno in stretta relazione con le comunità locali, si intende quindi sperimentare un nuovo concetto di qualità ambientale che arrivi a coinvolgere, in fasi successive, non solo gli ambiti naturalistici ma gli stessi insediamenti umani, i luoghi dove l'uomo abita e lavora necessariamente a contatto con i ritmi contemporanei, il sistema dei servizi e dell'accoglienza turistica fino a ripensare anche le aree produttive agricole, artigianali ed industriali ottenendo, come è stato fatto molte volte nella storia dalle generazioni precedenti alla nostra, un incremento dei valori esistenti.

Potrà nascere qui un modello che consideri l'arte un fattore determinante per qualificare il territorio. Il progetto ArtePollino parte da questa visione, sicuramente ambiziosa e di non facile attuazione, e si muove verso la prospettiva possibile di trasformare progressivamente il versante lucano del Pollino, con azioni mirate e qualificate, in un luogo unico, prezioso ed attrattivo non solo per la bellezza statica dei suoi paesaggi ma anche per la capacità dinamica dei suoi abitanti di qualificare e valorizzare le risorse del territorio e dove, sulla base dei valori umani ed ambientali esistenti, possa essere ricercato e trovato un nuovo e più efficace equilibrio tra natura, cultura e sviluppo sociale ed economico.

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