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PROGETTO LEADER + AZIONE 1.3.4 SERVIZI AL TURISMO: UN SISTEMA INTEGRATO DI TRASPORTI ECOCOMPATIBILI NEL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO. |
| COMUNE DI SAN SEVERINO LUCANO |
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Abitanti: 2.224
Superficie: Kmq 61.14 Altitudine centro capoluogo: m.s.l.m. 877 (min/max 429/1616) Distanza dal capoluogo di provincia: Km 150 (PZ) Distanza dal mare: Km 72 Policoro Nova Siri CAP: 85030 Prefisso: 0973 Cartografia: Istituto geografico militare (IGM), carta d'Italia 1:25.000 (ultimo aggiornamento 1956-58), foglio 211, quadrante III, tavoletta SE San Severino Lucano; quadrante II, tavoletta SO San Costantino Albanese; foglio 221, quadrante I, tavoletta NO Terranova di Pollino; quadrante IV, tavoletta NE Viggianello. |
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Tra i più pittoreschi paesi della provincia potentina ed anche della regione, San Severino Lucano è un paese di recente fondazione, sorto agli albori dell'età moderna, secondo l'opinione comune dei più autorevoli storiografi lucani quali il Racioppi e il barone Antonini. Il primo nucleo urbano risale alla fine del XV secolo (1495) quando Bernardino Sanseverino, VII Conte di Chiaromonte, donò all'Abbazia cistercense di S. Maria del Sagittario le terre che fanno parte dell'agro dell'attuale San Severino. I Cistercensi vi edificarono case rurali per i coloni; a questo primo villaggio, a perenne ricordo delle donazioni avute in tutti i tempi dalla casa Sanseverino e a loro consacrazione, diedero il nome di San Severino. Ricordiamo che l'Abbazia era stata fondata nel 1152. Quindi S. Severino rappresenta l'esempio tangibile della colonizzazione agricola promossa dall'Abbazia del Sagittario su terreni appartenenti alla potente famiglia dei Sanseverino, principi di Bisignano. La sua origine è quindi legata alla politica economica e produttiva seguita dall'Ordine religioso dei Cistercensi che, con l'avallo dei Principi Sanseverino, portarono all'insediamento di coloni nella zona vicina all'Abbazia del Sagittario, per la produzione di cereali. I Cistercensi sono stati benemeriti per la vita religiosa, economica e sociale. Le loro mani profumate d'incenso e arabescate d'inchiostro non disdegnarono di adoperare la vanga per bonificare e dissodare la terra. Questa attività fu intensa fino alla soppressione di detta Abbazia nel 1807 quando le terre furono incamerate dal Demanio. Nel 1810 il paese in oggetto prese la denominazione di San Severino Lucano per differenziarsi da altri comuni omonimi. Non è da escludere la cofondazione di San Severino per il fatto che ai primi suoi abitanti - i coloni dei monaci del Sagittario - si unirono e si aggiunsero degli esuli di Castelsaraceno - perseguitati in quel centro dai baroni - fuggiti in questa terra come in un asilo. Riferisce il Racioppi che lo stemma del paese è rappresentato da "un faggio su di un monte", ma pare che attualmente sia rappresentato da un cane a guardia di un palazzo merlato. Paesi col nome di San Severino se ne possono contare tre in Italia: San Severino Rota (oggi Mercato San Severino in provincia di Salerno), San Severino di Centola (anch'esso in provincia di Salerno), San Severino Marche (in provincia di Macerata). Nel 1862 il censimento registrava l'esistenza di 3.497 abitanti su un territorio vasto e fertile per la presenza di colture cerealicole, viti, olivi ed alberi da frutto e ricco di pascoli nei quali si allevava una considerevole quantità di bestiame. San Severino ha fatto storicamente parte della Diocesi di Anglona e Tursi. Nella seconda stagione del brigantaggio, quella seguita immediatamente all'Unità d'Italia, il territorio di San Severino, tra il 1860 e il 1870, vide paralizzata la propria vita civile e quasi annullate le attività economiche per l'imperversare delle bande brigantesche. Tutto, infatti, favoriva i banditi: la vicinanza di impervie montagne, la mancanza di strade, la solidarietà della popolazione, tanto che le operazioni militari di tipo tradizionale risultavano impossibili o del tutto inefficaci. In questa zona, protagonista della repressione fu il Capitano Gennaro Iannarelli che effettuò feroci stragi e spietate esecuzioni anche di civili. Di lui San Severino conserva numerose memorie: la casa che abitò in paese, il molino-gualcheria in cui svolse la sua proficua attività economica. Una leggenda lo vuole rapito da diavoli subito dopo la sua morte.127
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